Nel foro amministrativo (e non solo) Alfredo Bianchini godeva di notevole considerazione.
Le molte abilità professionali, soprattutto nella trattazione orale, erano di tale evidenza da rendere palese a tutti uno spessore forense non comune.
Ma il qualificato vissuto professionale era latore anche di una peculiare visione dell’avvocatura.
Per noi che continuiamo a calcare le aule d’udienza quella visione si candida ora a rappresentarne il lascito più importante.
In questi giorni (1), ne sono stati ricordati i molteplici campi di impegno extra-professionale (membro del consiglio comunale, deputato, guida di prestigiose realtà culturali, consigliere di istituzioni universitarie e molto altro ancora). In fondo, sono rilievi replicabili pure per Giovanni Sala di Verona (2), altro valente collega che ci ha da poco lasciati, e – più in generale – per la generazione di avvocati a cui essi appartenevano.
Un osservatore contemporaneo, soprattutto se giovane avvocato, potrebbe derubricare questa vastità di interessi ad un fuor d’opera rispetto alla dedizione forense.
Di giorno in giorno, la professione si sta avvitando in un iper-tecnicismo ai limiti dell’autoreferenzialità. Questa deriva, indotta dalla alluvionale specializzazione normativa che invade il diritto pubblico, oltre ad essere foriera di complicati orizzonti applicativi che mettono a dura prova le certezze acquisite, assorbe famelica le energie quotidiane dell’avvocato: non consente a nessuno di “vivere di rendita” e privatizza la vita professionale, confinandola nei corridoi anonimi degli studi più che negli spazi pubblici dell’agorà.
Sta quindi cambiando molto rispetto alle biografie di chi ci ha preceduto.
Per meglio comprendere questa mutazione ci sono di aiuto le parole che Alfredo Bianchini spese in ricordo di Feliciano Benvenuti.
In un memorabile seminario associativo nel centenario della nascita (3), Bianchini tratteggiò i tanti campi di impegno non forense del suo Maestro, proseguendo poi come segue: “e qui può essere utile se non addirittura necessaria una riflessione che vuole anche essere un richiamo ai colleghi avvocati di oggi e cioè che la qualità dell’azione professionale dell’avvocato è inscindibilmente connessa alla crescita culturale dovendosi intendere la cultura non già come un obiettivo fine a sé stesso, ma come mezzo per la comprensione della società in cui si opera anzi per la comprensione più ampia e incisiva dei temi-problemi sottoposti al giudizio, all’attività e alle iniziative dell’avvocato” (4).
Questo passaggio viene ora a mettersi come un cuneo nell’oggettiva complessità delle odierne dinamiche professionali e delle loro tensioni. E questo non per contraddirle – o, peggio, per rimuoverle ovvero negarle – ma per meglio metterne a fuoco la portata e le ricadute.
Stando a quelle affermazioni, l’impegno civico non è un “di più” opzionale (ed eventuale) ma un “modo” complementare ed ordinario di vivere pienamente l’avvocatura, come se il gettare lo sguardo oltre le stanze dello studio non avvenisse per fare qualcosa di diverso ma per continuare ad essere effettivamente avvocati.
Può risultare facile liquidare sbrigativamente quella visione come il frutto romantico di una immagine retorica dell’avvocato, ancorata al passato e superata dai tempi, ma Bianchini non esitò a chiarire che poggiava su un ben preciso fondamento ordinistico.
Sottolineò che “oggi l’avvocato, come ci dice l’art. 1 del Codice Deontologico Forense, non è soltanto colui che tutela in ogni sede il diritto alla libertà e la effettività della difesa, ma anche colui che vigila sulla conformità delle leggi ai principi della Costituzione, all’orientamento dell’Unione Europea e della Convenzione dei Diritti dell’Uomo: compiti, dunque, volti al perseguimento dell’interesse pubblico” (4).
Rispetto a queste sollecitazioni, quindi, più che di una chiusura c’è forse urgenza di una osmosi, che apra i nostri cammini professionali a proficue contaminazioni non-professionali.
Enrico Gaz
A. BIANCHINI, Feliciano Benvenuti e la deontologia forense
1 – Alfredo Bianchini: Venezia, 12 aprile 1940 – Venezia, 3 aprile 2025.
2 – Giovanni Sala: Garda, 4 marzo 1948 – Verona, 28 gennaio 2025.
3 – Il seminario si tenne a Padova il 5 novembre 2016 con il titolo “L’impegno, i doveri e lo stile dell’avvocato amministrativista: Feliciano Benvenuti a cento anni dalla nascita”.
4 – A. BIANCHINI, Feliciano Benvenuti e la deontologia forense.