A seguito della sua recente scomparsa dopo tanti anni di toga, la domanda necessaria ed inevitabile è che cosa ci ha lasciato Gaetano Guzzardi, l’avvocato e l’uomo (ammesso che le figure possano essere distinte perché, come si fa spesso notare, l’avvocato non è qualcosa che si fa, ma che si è).
Partiamo da un punto. Guzzardi è stato un ottimo amministrativista con una predilezione particolare per il settore dei trasporti pubblici (amava definirsi, senza prendersi troppo sul serio, un “avvocato trasportista”). Il suo approccio, tuttavia, non è mai stato settoriale, legato cioè alla disciplina minuta della singola materia.
La sua forza derivava piuttosto dalla capacità di orientarsi mantenendosi alla giusta distanza dalle questioni, attivando, quando le circostanze lo richiedevano, saperi ed esperienze maturati sia in ambito civile che nel penale e questo l’ha reso anche un prezioso Consigliere del COA lagunare nel quale ha militato con illuminata dedizione.
Forse tali capacità “trasversali” gli derivavano dall’aver vissuto la prima stagione dei processi amministrativi, quando l’ordinamento era certamente meno complesso di quel che -ahinoi- è divenuto (per la crescente necessità di governare e tenere insieme interessi sempre diversi e nuovi, anche distanti, e, talvolta, confliggenti tra loro), potendo contare su di un solido bagaglio accumulato in ambiti diversi del diritto.
I “primi” amministrativisti, intesi quali abituali frequentatori delle aule dei TAR e del Consiglio di Stato, erano prima di tutto avvocati (spesse volte) civilisti ma non digiuni da incursioni nel campo penale e questo costituiva certamente un vantaggio perché il primo e vero criterio guida cui risultavano sottoposti era quello di raggiungere un risultato concreto favorevole per il proprio assistito.
Non si vuol certo dire che la specializzazione professionale dei giorni nostri induca a perdere di vista le sottostanti ragioni del cliente, ma un’esasperata ricerca dell’ultima regula juris e della connessa elaborazione dottrinale e giurisprudenziale può talvolta risolversi più nell’inseguire la soluzione giuridica acconcia al caso, che a soppesare adeguatamente i risultati patrimoniali e personali ai quali l’interessato può concretamente ambire.
Insomma, l’essere avvocato ancor oggi significa attingere a tutto lo strumentario anche interdisciplinare che possa produrre un effetto utile per il cliente e, in tal senso il Collega Guzzardi era attento nel cogliere ogni opportunità defensionale mediante un approccio laterale, anche “creativo”, in grado di leggere in controluce le questioni.
Si tratta di un modo di essere avvocati che sottende un’innata curiosità anche per settori o materie non strettamente giuridiche, e la volontà di approfondire pure aspetti tecnici connessi onde arrivare al nucleo centrale dei problemi.
Credo che Gaetano Guzzardi ci lasci proprio questo senso di vivere la professione legale come una vocazione e uno stile di vita di chi è sempre “alla ricerca” di documentarsi, di capire, di approfondire, nelle cause come nella vita di tutti i giorni.
Del resto, il suo smisurato amore per la montagna e per i viaggi (facilmente arguibile pure dal contenuto dei vari testi che affollavano la libreria di studio) testimonia più di ogni altra cosa la sua voglia di conoscere e di esplorare luoghi diversi, senza temere di affrontare le difficoltà dell’ignoto.
Questo tratto distintivo portato nella professione, unitamente ad una buona dose di ironia ogni tanto utile a ricondurre nella giusta dimensione gli inevitabili incerti del contenzioso, credo che ci consegni un monito a non lasciarsi affondare comodamente sulle sedute dell’ufficio, ma a conservare vivo il desiderio ed il coraggio di scalare i rami dell’albero della conoscenza, anche avventurandosi in terreni che non ci sono congeniali, certi che alla fine qualcosa di interessante ed utile si trova sempre.
Grazie Gugu. Buon viaggio.
Stefano Canal
*avv. Gaetano Guzzardi 19 ottobre 1954 – 15 giugno 2026.